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L’11 gennaio 2026 Mattel, Inc. ha lanciato la sua prima Barbie autistica, creata in collaborazione con la comunità autistica (la partnership è con ASAN, organizzazione senza scopo di lucro per i diritti delle persone con disabilità gestita da e per persone autistiche che difende i diritti della comunità autistica). L’obiettivo, dichiara Mattel è quello di:

raccontare alcuni dei modi in cui le persone autistiche possono percepire, interpretare e comunicare il mondo che le circonda. Una bambola pensata per permettere a sempre più bambine e bambini di vedersi rappresentati nell’universo Barbie.

Mattel, Inc.

Copyright: Mattel, Inc.

Lo sapete, ormai: la nostra rubrica Toys Ranger parla di giocattoli ma non vuole semplicemente presentare i nuovi prodotti lanciati sul mercato. Desideriamo, piuttosto, analizzare e osservare il ruolo e l’importanza dei giocattoli tenendo conto del contesto, dell’epoca storica, del pubblico di riferimento.

Prima di addentrarci nel racconto di questo nuovo prodotto (perché pur sempre di prodotto si tratta), quindi, abbiamo seguito il lancio, letto articoli, recensioni, commenti e ascoltato le voci di persone adulte (appartenenti alla comunità autistica e non solo) e di bambini e bambine online. Cominciamo dall’inizio.

Barbie, gli inizi e la sua evoluzione

Per decenni Barbie è stata quasi esclusivamente bianca, bionda, magra. La diversificazione delle bambole non è originaria ma progressiva. Barbie introduce, lentamente, nuove etnie e professioni diverse, ma il corpo resta uno, idealizzato. La svolta decisiva arriva intorno al 2016, quando vengono introdotte le Barbie curvy, quelle Petite, e le Fashionistas. Mattel, Inc. intercetta il cambiamento anche a seguito di forti critiche e recupera gli anni trascorsi a promuovere un corpo standardizzato.

È cosa nota: Barbie non ha sempre rappresentato il mondo com’è. Solo negli ultimi anni ha iniziato ad ampliare il suo perimetro, includendo corpi, identità ed esperienze prima escluse. La Barbie autistica si inserisce qui: all’interno di un racconto di cambiamento progressivo.

L’autismo nel toy design, il caso di Lottie Dolls

Prima di Barbie, alcune linee come Lottie Dolls avevano già rappresentato l’autismo in forma ludica, ma con scala e diffusione limitate. L’astronaut doll di Lottie era ispirata a un bambino reale di nome Hayden, amante della scienza e dello spazio. Anche in questo caso, erano presenti le cuffie anti-rumore.

La psicologa Dott.ssa Sian Jones, della Queen Margaret University di Edimburgo, ha analizzato come il gioco influenzi il modo in cui i bambini percepiscono gli altri. Coinvolgendo centinaia di bambini neurotipici, ha rilevato che, dopo aver giocato con giocattoli inclusivi — come quello ispirato a Hayden — i bambini erano più propensi ad aprirsi all’amicizia con coetanei con disabilità o differenze.

Fonte: Lottie.com

La Barbie autistica di Mattel è probabilmente la prima bambola mainstream a dichiarare esplicitamente questa rappresentazione, e proprio per questo il dibattito intorno alla sua release si fa più acceso.

La collezione Fashionistas e il diversity commitment di Mattel

La nuova Barbie rientra nella più ampia collezione di Barbie Fashionistas, che include bambole con un’ampia gamma di tonalità di pelle, texture di capelli, tipologie di corporatura e varie condizioni mediche e disabilità. Il claim “We are Barbie, the most diverse doll line” apre la pagina dedicata all’impegno dichiarato sull’inclusività e, affiancato al payoff di Mattel (“Empowering generations through play” – dal 1945) posiziona Mattel, Inc. come azienda attenta all’importanza della rappresentazione.

Fanno parte della collezione Fashionistas Barbie bambole che rappresentano – a titolo esemplificativo – persone con diabete di tipo 1, cecità e sindrome di Down. Queste rappresentazioni, seppure non esaustive delle infinite sfaccettature della diversità umana, puntano a dare a tutti i bambini e le bambine la possibilità di riconoscersi in Barbie durante l’atto del gioco, e non solo.

Dice Mattel:

La collezione Fashionistas, che vanta oltre 175 varianti, può aiutare i bambini a comprendere meglio il mondo che li circonda, incoraggiando il gioco con le bambole al di fuori della singola esperienza vissuta dal bambino.

Jamie Cygielman, responsabile globale di Barbie, prosegue:

La bambola, progettata con la consulenza dell’Autistic Self Advocacy Network, contribuisce ad ampliare il significato dell’inclusione nel reparto giocattoli e oltre, perché ogni bambino merita di vedersi in Barbie.

Le caratteristiche della bambola

Le scelte di design della bambola rappresentano un primo passo verso la rappresentazione della comunità autistica, includendo alcuni elementi che possono (sottolineiamo: alcuni e possono) riflettere caratteristiche comuni ad alcune persone autistiche.

Nel dettaglio:

  • il corpo della nuova Barbie è interamente snodabile: sono presenti snodi (articolazioni mobili) anche sui polsi, per favorire lo stimming e il cosiddetto hand flapping, gesti che possono aiutare alcune persone autistiche a processare con più efficacia stimoli sensoriali, a regolarsi durante e dopo eventuali meltdown (crisi), a esprimere entusiasmo e gioia;
  • lo sguardo di Barbie è leggermente spostato di lato, il che riflette il modo in cui alcuni membri della comunità autistica potrebbero evitare il contatto visivo diretto;
  • Barbie indossa un abito morbido, largo e non aderente. Per alcune persone autistiche, infatti, gli indumenti troppo stretti o realizzati con materiali fastidiosi a contatto con la pelle, possono provocare sovraccarico o, in alcuni casi, vero e proprio dolore;
  • Barbie indossa scarpe basse, non i classici tacchi, anche in questo caso per favorire comodità;
  • Barbie indossa cuffie anti-rumore, spesso utilizzate per ridurre la sovrastimolazione e il sovraccarico sensoriale nelle persone autistiche;
  • un fidget/stim toy: questi giocattoli – ce ne sono moltissimi, con caratteristiche diverse – favoriscono l’autoregolazione fisica ed emotiva e in alcuni casi favoriscono la concentrazione;
  • Un tablet rosa che mostra sullo schermo un’applicazione di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) basata su simboli, e che funge da strumento di supporto alla comunicazione quotidiana. Strumento molto utile qualora la persona autistica fosse non verbale.

Al lancio della bambola hanno collaborato, come dicevamo, persone autistiche e sostenitori/sostenitrici della comunità autistica: Precious e Mikko Mirage (madre e figlia), l’imprenditrice creativa Madison Arilla e la stilista e artista visiva autistica Aaruschi Pratap. Il loro coinvolgimento all’interno del processo creativo dimostra, senz’altro, la crucialità dell’ascolto di esperienze reali per dare vita a un giocattolo che possa diventarne portavoce.

Mattel conclude:

Per celebrare il lancio, Barbie donerà più di 1.000 bambole Barbie autistiche ai principali ospedali pediatrici che forniscono servizi specializzati per bambini nello spettro autistico, tra cui il Children’s National Hospital di Washington, D.C., il Children’s Hospital di Los Angeles (CHLA) e il Rady Children’s Hospital di Orange County. Questa donazione ha lo scopo di portare momenti di gioia, conforto e rappresentanza alla comunità, rafforzando il potere del gioco per promuovere la connessione e la fiducia.

Il lancio e le reazioni del pubblico

Le reazioni, online, sono polarizzate. Da una parte grande entusiasmo e calorosa accoglienza; dall’altra rabbia, indignazione e persino la richiesta – da parte di alcune famiglie e associazioni – di ritirare la bambola e il progetto dal mercato, poiché rappresenterebbe uno stereotipo offensivo e un’estrema semplificazione.

Abbiamo individuato tre cluster principali di critiche, nei commenti online:

  • è impossibile rappresentare, con una bambola, le infinite sfumature dello spettro. Nessuna persona autistica sarà mai uguale a un’altra e per questa ragione Barbie autistica non soddisfa appieno la rappresentazione ma la standardizza;
  • il lancio di questa Barbie non è altro che marketing travestito da inclusività, ovvero inclusivity washing (cioè un uso strumentale dell’inclusività ma privo di un vero e proprio impegno strutturale);
  • Barbie autistica non è altro che un prodotto commerciale e Mattel sta lucrando su una disabilità / il capitalismo vince ancora.

La comunità autistica, però (una buona parte) è di un altro parere.

Vero: la rappresentazione non può certo limitarsi a una sola bambola, ma è comunque un passo in avanti.

L’autismo è una disabilità invisibile e impatta e si presenta in modo unico sulle persone nello spettro. Ma, come viene rappresentata in maniera diversa all’interno di film e serie tv, è incoraggiante sapere che ora esista una rappresentazione anche nel mondo dei giocattoli in cui, fino ad ora, si era visto poco o niente.

Il personaggio di Quinni in Heartbreak High, JJ in Skins, Addie di A Kind of Spark, Julia dei Muppets, Sam di Atypical…rappresentazioni uniche e diverse tra loro. Diversi livelli di supporto, diversi gli aspetti, le emozioni, gli strumenti utili impiegati per affrontare il mondo.

Allora forse dovremmo vedere questa Barbie come un’apripista nel mondo del toy design su larga scala. Un punto di partenza.

Molte persone, prima di questo lancio, non avevano mai sentito parlare di stim toys o di CAA. Ora, forse, ne conoscono l’utilità, ed è già qualcosa. E magari bambini e bambine (ma anche persone autistiche adulte) si sentiranno meno a disagio nell’utilizzare questi strumenti in pubblico. È già qualcosa.

Vero: Barbie – anche Barbie autistica, così come tutte le Barbie della collezione dedicata all’inclusività – è un prodotto e si inserisce all’interno di un segmento di mercato. Mattel, Inc è una grande azienda che produce giocattoli da vendere.

Ma i giocattoli sono il primo strumento con cui i bambini e le bambine interpretano il mondo. Esistono studi solidi, trasversali, autorevoli, che dimostrano quanto il gioco (e quindi anche i giocattoli) sia centrale nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale. E che il tipo di rappresentazione offerta dai giocattoli incide, sensibilmente, sul modo in cui bambini e bambine leggono il mondo e se stessi.

Il valore dei giocattoli

Secondo l’American Psychological Association il gioco rappresenta il mezzo principale con cui bambini e bambine elaborano esperienze, simulano ruoli sociali e comprendono norme, differenze, relazioni.

Numerose ricerche (tra cui studi citati da UNICEF e World Health Organization) dimostrano che la mancanza di rappresentazione rafforzi l’idea del “se non lo vedo, non è normale” o “se non lo vedo, non esiste“. Questa idea può trasformarsi, con il tempo, in esclusione e paura delle diversità.

L’inclusività nel mondo del giocattolo sarà anche una mossa commerciale, non possiamo negarlo, ma è una delle prime mappe cognitive con cui i bambini imparano ad abitare la complessità del reale.

Forse non è il giocattolo il vero bersaglio.
L’indignazione che ha accompagnato questo lancio sembra parlare di qualcosa di più profondo e radicato: di un vuoto di rappresentazione e inclusione che persiste nel mondo reale, ben prima di arrivare sugli scaffali.

Se è vero che il cambiamento strutturale spetta alle istituzioni, è altrettanto vero che i giocattoli, nel loro piccolo, raccontano il mondo che gli adulti stanno costruendo.


Illustrazione di una ciotola stilizzata con latte e cereali colorati, logo del blog di Juice.

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