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Di nemici, non di amici, abbiamo bisogno

da | Mar 31, 2022 | Motivazione | 0 commenti

“Can we skip to the good part?”

Continuo a sentire questo ritornello come colonna sonora di reel su Instagram, reel in cui le persone inquadrano la loro quotidianità e poi vengono improvvisamente catapultate su una spiaggia alle Hawaii.

Guardando questi reel mi sono domandata: se potessi scegliere, skipperei alla parte più bella? Eliminerei dalla mia vita, dal mio lavoro, la parte più difficile, la fatica, il dolore?

Mi sono stupita, ritrovandomi a rispondere un deciso “no”. Non lo farei.

Una delle prime cose che ho imparato studiando storytelling per l’animazione e per la comunicazione, è il concetto di Viaggio dell’Eroe.

Per riassumere, rapidamente:

senza conflitto non avviene il cambiamento. Senza conflitto non esiste un lieto fine. Perché se tutto fosse sempre così, lieto, non potremmo comprendere e apprezzare la differenza tra i momenti di luce, e quelli di buio.

Qualsiasi eroe deve attraversare tre fasi, perché la trasformazione possa concretizzarsi:

  1. Riconoscere le sue debolezze
  2. Prendere una posizione e attivarsi per cambiare le cose
  3. Affrontare la sfida e (possibilmente) uscirne vittorioso per poi trasformarsi

Questo famigerato arco non è solo un espediente letterario, è la vita. E funziona così bene in letteratura, al cinema, nelle canzoni, perché è una narrativa realistica. Ci immedesimiamo in quel viaggio. L’unica differenza con i film è che l’arco, in quel caso, si esaurisce in un paio d’ore e presenta un solo climax. Nella vita reale, invece, ne affrontiamo di nuovi, ciclicamente.

Quindi, se decido di non skippare avanti, sono un’eroina?

Forse no, ma sono consapevole del fatto che senza quel conflitto interiore, senza la fatica, il sudore, le lacrime…non saprei distinguere la felicità vera da un calzino.

Virginia Woolf scriveva:

“Di nemici,

non di amici,

abbiamo bisogno.”

La vita non sarebbe altrettanto importante, forse, senza le parti difficili. La good part esiste solo perché prima c’è stata la parte in cui ci siamo fatti un mazzo a capanna.

Non dico che l’assenza di dolore sia condizione necessaria per una vita o una narrazione felice o appassionante. E, forse, sarebbe tutto più semplice se fossimo lieti, sempre.

Skippare sul dolore e sulla fatica, comunque, non è la soluzione.

É l’antagonista, a renderci eroi.

E quanto è dannatamente meraviglioso avvolgerci in una coperta calda, dopo aver corso, scalzi, sotto ad una tempesta.

Questa riflessione nasce dalla visione dei reel sopra citati e da una splendida chiacchierata sulla comunicazione con una cliente speciale: Federica.

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