Te l’avevo promesso nell’ultima lettera, quella in cui ti ho parlato di caldo. Te lo riscrivo qui, perché è il punto di partenza di questo episodio di Cinemino: la crisi climatica ormai è un’evidenza, una realtà, una minaccia concreta.
E il cinema d’animazione – da sempre capace di parlare a bambini e adulti – la racconta da molto più tempo di quanto pensiamo.
Si chiama climate fiction, o cli-fi: un filone narrativo che immagina mondi segnati (o trasformati) dal cambiamento climatico. Non parliamo solo di apocalissi e disastri in stile blockbuster: la climate fiction più interessante, soprattutto quella animata, spesso lavora in sottrazione.
Un robot rimasto solo in un pianeta dominato dai rifiuti, per citare un esempio famoso.
Non è un caso che io torni sempre all’animazione quando devo elaborare qualcosa di troppo grande per essere affrontato. L’animazione prende una paura enorme e le conferisce una forma, dei personaggi, un arco narrativo.
Ecco quindi la mia selezione Cinemino dedicata alla climate fiction: otto film (più un piccolo bonus) che raccontano la crisi climatica senza mai smettere di essere, prima di tutto, storie.
Wall-e (2008)
Tecnica: CGI, Pixar Animation Studios
Gemma narrativa: Un piccolo robot da compattazione rifiuti, rimasto solo su una Terra sommersa di spazzatura, continua a fare il suo lavoro molto tempo dopo che l’umanità se n’è andata. WALL-E non ha quasi dialoghi per i primi 40 minuti, eppure resta uno dei film più politici mai usciti da uno studio di animazione. Una critica diretta al consumismo sfrenato, ma anche una storia d’amore tra due macchine in grado di provare più emozioni ed empatia degli esseri umani.
Curiosità: il character design di WALL-E si ispira volutamente a oggetti di uso quotidiano come binocoli e compattatori industriali, per renderlo “leggibile” anche senza una parola di dialogo.
Nausicaä della Valle del vento (1984)
Tecnica: animazione 2D disegnata a mano, Studio Ghibli (prima ancora che lo studio esistesse ufficialmente)
Gemma narrativa: mille anni dopo un disastro ecologico, la principessa Nausicaä prova a mediare tra gli esseri umani superstiti e una giungla tossica popolata da insetti giganti. Miyazaki, qui, getta le basi per un tema che tornerà in quasi tutta la sua filmografia:
la natura non va conquistata o dominata. Va ascoltata.
Curiosità: il film è tratto dal manga omonimo dello stesso Miyazaki, che continuò a scriverlo per anni dopo l’uscita della pellicola.
Principessa Mononoke (1997)
Tecnica: animazione 2D, Studio Ghibli
Gemma narrativa: Lo scontro tra gli dei della foresta e un villaggio umano in piena espansione industriale non ha davvero un “cattivo”: ha solo interessi che collidono. Forse il ritratto più onesto (e meno consolatorio) del conflitto tra sviluppo e conservazione ambientale che il cinema d’animazione abbia mai prodotto.
Curiosità: Miyazaki lavorò al film per circa tre anni e disegnò personalmente decine di migliaia di fotogrammi, in un periodo in cui l’animazione digitale cominciava a diffondersi negli altri studi.
FernGully – Le avventure di Zak e Crysta nella foresta incantata (1992)
Tecnica: animazione 2D, Kroyer Films/20th Century Fox
Gemma narrativa: una foresta pluviale magica minacciata dalla deforestazione e da un mostro nato dall’inquinamento industriale, Hexxus: negli anni ’90, prima ancora che “climate change” fosse un’espressione comune, questo film la spiegava già ai bambini attraverso una fiaba ecologista dichiaratamente militante.
Curiosità: fu uno dei primi film d’animazione a includere, apertamente, un messaggio ambientalista come tema centrale.
Ponyo sulla scogliera (2008)
Tecnica: animazione 2D disegnata a mano, Studio Ghibli
Gemma narrativa: dietro la fiaba di una pesciolina che vuole diventare umana si nasconde una riflessione sull’inquinamento degli oceani e sullo squilibrio tra mondo umano e mondo naturale. Miyazaki racconta tutto con la leggerezza di una favola per bambini, ma il sottotesto ecologista è ovunque, dall’acqua torbida ai rifiuti che Ponyo incontra nel suo viaggio.
Curiosità: per animare l’acqua, che nel film è quasi un personaggio a sé, lo studio utilizzò oltre 170.000 fotogrammi disegnati a mano.
L’era glaciale 2 – Il disgelo (2006)
Tecnica: CGI, Blue Sky Studios
Gemma narrativa: sotto la commedia slapstick di Sid, Manny e Diego si nasconde una premessa che è pura climate fiction: i ghiacci si sciolgono, il mondo che i personaggi conoscono sta per finire sott’acqua e bisogna trovare un modo per sopravvivere al cambiamento. Un promemoria di quanto certi temi fossero già conosciuti vent’anni fa, solo travestiti da “commedia per famiglie”.
Curiosità: il titolo originale, The Meltdown, è un gioco di parole scomparso quasi del tutto nella traduzione italiana, che perde il doppio senso tra “disgelo” climatico e “crollo emotivo” dei personaggi.
The Gigantic Change (2020)
Tecnica: cortometraggio animato, Passion Pictures per Extinction Rebellion
Gemma narrativa: una nonna, doppiata da Whoopi Goldberg, racconta alla nipote la fiaba di un pianeta al collasso: inquinamento, specie estinte, ghiacciai sciolti. Ma la bambina prende in mano il racconto e lo trasforma in una storia di riscatto collettivo. Tre minuti che condensano perfettamente il potere della narrazione come strumento di attivazione, non solo di denuncia.
Curiosità: il corto fu pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, pensato esplicitamente per essere condiviso e discusso, più che semplicemente guardato.
Flow – Un mondo da salvare (2024)
Tecnica: animazione 3D realizzata con Blender (software open source), Gints Zilbalodis
Gemma narrativa: un gatto nero, solo, scopre che il mondo che conosceva è stato sommerso da un’inondazione. Non c’è dialogo in questo film: solo animali che imparano, loro malgrado, a collaborare per sopravvivere in un mondo che li ha traditi. Vincitore del Premio Oscar come miglior film d’animazione, è probabilmente l’esempio più puro, e più recente, di climate fiction silenziosa.
Curiosità: il regista lettone ha realizzato gran parte del film con un piccolo team indipendente, dimostrando che la climate fiction animata non ha bisogno dei budget di un major studio per arrivare al cuore (e agli Oscar).
Bonus: una poesia visiva
Te ne avevo già parlato nella lettera di settembre: un video capace di dare corpo e colore al celebre discorso che Severn Suzuki tenne all’ONU di Rio, nel 1992, quando aveva solo dodici anni. Più di venti registi hanno lavorato, sotto la supervisione artistica di Simone Giampaolo, per trasformare quelle parole in un’animazione corale. Non è un film, ma è climate fiction nella sua forma più pura: parole vere, trasformate in immagine.
Questa selezione non vuole essere una lista completa, ma un punto di partenza per una tua personale maratona Cinemino sul tema. Non escludiamo una seconda puntata per ampliare la lista.

Sul blog di Juice for Breakfast parliamo anche di altri film, cartoons, characters e mascotte. Scriviamo delle cose che ci piacciono esplorando il mondo dell’animazione, dei giocattoli e dell’illustrazione.
E con il team di Juice for Breakfast Studio diamo vita a mascotte e progetti di motion design che possano farsi portavoce della tua storia, per presentare brand, prodotti e nuovi servizi.
Immagine di copertina: Wall-E / Pixar
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