Una mascotte di grande successo: l’omino con i baffi di Bialetti. Scopriamo insieme questo personaggio senza tempo!
Mai bevuto un caffè in vita mia, ci credete? Eppure adoro svegliarmi con il suo profumo che dalla cucina viaggia e trasporta il suo aroma intenso fino alla camera da letto. Striscia sul pavimento, attraverso le fessure delle porte, si infila fin sotto le coperte e mi riporta indietro nel tempo a quando mia madre e mio padre lo preparavano per colazione.
Detesto le sveglie sul telefono, preferirei di gran lunga lasciarmi svegliare ogni mattina dal profumo del caffè.
Quasi tutti abbiamo a casa una caffettiera (fatta eccezione per chi l’ha abbandonata a favore delle macchinette). Quasi tutti la chiamiamo Moka, che sia effettivamente una Moka Bialetti o una caffettiera senza brand.

La prima Moka nasce nel 1933: si tratta di un’invenzione che rivoluziona completamente la preparazione del caffè. Dal 1946, l’azienda comincia la sua ascesa, avviando la produzione industriale dell’apparecchio.
Come mai il nome “Moka”?
Questo incredibile oggetto deve il suo nome alla città di Mokha, nello Yemen, zona di produzione di uno dei caffè più pregiati.
La storia della Moka Express ha dell’incredibile se si pensa a come è nata l’intuizione visiva e meccanica. Nel 1933, Alfonso Bialetti non inventò la caffettiera in un laboratorio di ingegneria, ma osservando sua moglie…fare il bucato!
All’epoca si usava la lisciveuse, una sorta di pentolone con un tubo centrale: l’acqua bollente con il sapone saliva lungo il tubo e ricadeva sul bucato. Alfonso si fermò a guardare quel meccanismo e pensò: “E se al posto del sapone e dei panni ci mettessimo la polvere di caffè e l’acqua?”. Nacque così l’ottagono più famoso della storia del design industriale.

Mascotte di successo: omino con i baffi di Bialetti
La mascotte Bialetti nasce negli anni Cinquanta dalla matita del produttore e fumettista modenese Paolo “Paul” Campani. L’Omino con i baffi compare all’inizio su una serie di vignette, per poi sbarcare su Carosello, nel 1958, con lo slogan e tormentone: “Sì,sì,sì..sembra facile fare un buon caffè”.
La sua caratteristica più famosa? A parte i baffi, naturalmente, il dito sempre alzato, per ordinare un altro Espresso!
Si passa dunque dal mezzo comunicativo del fumetto a quello multimediale del cartoon, per raccontare al pubblico tutte le caratteristiche dell’oggetto e il suo utilizzo.
Un amore per il brand lungo una vita (e oltre)
Renato Bialetti, il figlio di Alfonso, fu un genio assoluto del marketing e l’ispirazione in carne, ossa e baffi per il personaggio disegnato da Paul Campani. Il suo legame con la Moka era così viscerale che, quando scomparve nel 2016 all’età di 93 anni, i figli rispettarono il suo ultimo, poetico e iconico desiderio: le sue ceneri furono riposte all’interno di una grande Moka Express da 24 tazze per poi essere benedette e tumulate nella tomba di famiglia ad Omegna. Un gesto d’amore e di dedizione assoluta verso la sua creatura.

La magia di Carosello: quando la pubblicità diventò un rito serale
Per capire il successo incredibile dell’Omino con i Baffi, bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente alle 20:50 di un’Italia in pieno boom economico. In quegli anni nasce Carosello, un programma televisivo che non era una semplice sequenza di spot, ma un vero e proprio appuntamento di intrattenimento per le famiglie. Le regole erano queste: ogni sketch doveva raccontare una storia o mettere in scena un piccolo show animato, relegando il messaggio pubblicitario finale a pochissimi secondi.
È in questo teatro televisivo che nel 1958 fa il suo ingresso l’Omino con i Baffi, accompagnato dal celebre slogan “Sì sì sì… sembra facile (fare un buon caffè)”.
Per le prime puntate fu adottata una soluzione visiva particolarissima: il disegno del personaggio rimase fisso e l’unica parte animata era la bocca, che “sputava” letteralmente fuori le lettere delle parole pronunciate in sovrimpressione. Un’intuizione grafica pop e d’impatto che, oltre a creare un marchio di fabbrica inconfondibile, permetteva allo studio di animazione di risparmiare tempo e budget di produzione.
L’Omino con i Baffi non è stata l’unica icona visiva a conquistare il cuore (e la TV) degli italiani. Se ami la nostalgia del character design d’epoca e i grandi ritorni pop, non perderti il nostro approfondimento dedicato a un altro personaggio indimenticabile: Topo Gigio: storia, curiosità e il ritorno sul palco di Sanremo.
Da Carosello a Netflix: Come la Moka è diventata un’icona pop e di moda
Come fa un oggetto del 1933 a rimanere desiderabile anche per le nuove generazioni? La risposta sta in una strategia di rebranding nostalgico che negli ultimi anni ha visto Bialetti stringere collaborazioni con il mondo della moda e dell’entertainment:
- Dolce & Gabbana: Una delle collezioni più eleganti di sempre, in cui l’alluminio della Moka si è vestito con le iconiche maioliche e i motivi del carretto siciliano, trasformando la caffettiera in un oggetto d’arte da collezione.
- Stranger Things (Netflix): Un’operazione geniale pensata per i nostalgici degli anni ’80, con la Moka Sottosopra (Upside Down) e una miniserie su YouTube.
- Bridgerton & Squid Game: Dalle atmosfere floreali e Regency della serie di Shonda Rhimes fino ai contrasti cromatici della serie fenomeno coreana, dimostrando che l’Omino con i Baffi sa parlare perfettamente anche la lingua delle piattaforme streaming.
Curiosità
- Nel 2010, in occasione dell’Expo di Shanghai, tra le 10 invenzioni italiane che hanno cambiato il mondo figura proprio lei, la Moka!
- Nel 2013, alla Permanente di Milano, fu allestita un’esposizione che raccontava dell’invenzione geniale della Moka attraverso il punto di vista dell’ormai famosissimo Omino con i baffi. Un percorso volto a spiegare l’importanza della Moka come protagonista di un cambio nelle abitudini quotidiane degli italiani, e a raccontarne il rilievo nella storia del design italiano.
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Sul blog di Juice for Breakfast parliamo spesso di character design e di quei personaggi che, come l’Omino con i Baffi, riescono ad attraversare i decenni diventando icone inconfondibili senza mai perdere freschezza. Se ti appassiona la storia della comunicazione visiva, dell’animazione e delle mascotte capaci di fare epoca, tra queste pagine troverai tante altre storie da gustare.
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