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Il momento per riflettere.

da | Mar 12, 2020 | Collab | 0 commenti

Specchio Caadre Fiam

Come si fa, in un momento strano e spaventoso come questo, a parlare di specchi Fiam e pezzi d’arredamento? Di design e home decor? Si fa. Per svuotare la mente, per tenerci occupati, per ricordare che le cose belle continuano ad esistere e nell’attesa, soprattutto se siamo creativi, non dobbiamo smettere di progettare, costruire, arredare le nostre case (quelle vere e quelle interiori) per renderle luoghi sicuri in cui rifugiarci quando fuori fa paura. 

Si muove la città
Con le piazze e i giardini e la gente nei bar
Galleggia e se ne va
Anche senza corrente camminerà
Ma questa sera vola
Le sue vele sulle case sono mille lenzuola

“La sera dei miracoli” – Lucio Dalla

Non molto tempo fa camminavo lungo la circonvallazione con questa canzone a tutto volume nelle cuffie. Camminavo per andare alla mia seduta di terapia settimanale e, durante il tragitto, mi ero fermata davanti ad uno specchio stradale e avevo visto il mio riflesso distorto nella sua pancia di vetro. Avevo sentito all’improvviso un terremoto dentro e le lacrime colmarmi gli occhi. Ricordo quel momento con estrema precisione perché è stato il momento in cui ho deciso che ero pronta per lasciare la terapia.

Succede spesso che io pianga quando ascolto “La sera dei miracoli” perché mi ricorda il tempo trascorso a Roma e una Giulia che ora non esiste più. A volte mi manca ma per la maggior parte del tempo non mi manca affatto. Così fragile, sola, indifesa. Vulnerabile. Mi commuovo perché sono felice di potermi, finalmente, riconoscere quando mi osservo, mi ascolto, mi leggo. 

Oggi la stessa canzone ha fatto tremare di nuovo le pareti del cuore e per qualche secondo l’ho sentita. Ancora qui con me, ancora sola e indifesa. Mi chiedeva “ma come fai? Una volta non saresti stata capace.” Lei mi piangeva dentro ed io volevo solo abbracciarla forte e dirle “andrà tutto bene, anche stavolta”.

Mi sono alzata dalla scrivania e ho fatto quello che faccio sempre quando ho molta paura: mi sono avvicinata allo specchio. Mi sono asciugata le lacrime. MI sono ripetuta “andrà meglio, di nuovo”. Mi sono guardata e soprattutto, mi sono vista.

Alcuni mi hanno chiesto, in questi giorni così difficili: “come si fa a lavorare, ora?”

Si fa. Per tenere la mente occupata, per provare a sentirci ‘normali’, perché parliamoci chiaro, l’affitto (molto probabilmente) non ce lo sospenderà nessuno.

Dobbiamo stare a casa e imparare a riappropriarci di noi. Dei ritmi lenti, delle cose piccole, delle cose che ci fanno stare bene. Dobbiamo arrenderci all’irrequietezza e abbracciare la calma. Prenderci cura degli altri e prenderci cura di noi. Ora più che mai, dobbiamo fare pace con il nostro riflesso e fare amicizia con le parti di noi che amiamo di meno. Sforzarci di conoscerci di più, entrare dentro invece di scappare fuori. Imparare a stare da soli, insieme.

La mia psicologa mi diceva sempre che l’unico modo per sentirmi a casa in una casa vera, era costruirne prima una solida dentro.

Fatelo ora. Avvicinatevi al vostro specchio preferito, o sceglietene uno fatto su misura per voi (quello della foto, per esempio, è uno specchio Caadre Fiam).

Sedetevi di fronte al vostro riflesso. Osservatevi per un po’. Ballate insieme. Parlatevi. Fate amicizia con chi avete di fronte. Trasformate l’attesa in un momento per riflettere, per riflettervi.

Quando sarà primavera inoltrata indosserete il vostro abito preferito, lo vedrete svolazzare nello specchio, sorriderete pensando “ora va meglio” e poi, uscirete a ballare con le lucciole.

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