Sono Valentina, ho 27 anni (ancora per poco!), sono traduttrice e interprete, e navigo anche io nel mare dei freelance. Subito dopo la laurea magistrale ho deciso che mi sarei tuffata in questo oceano sconfinato e pieno di squali che è la vita da freelance, dopo una brevissima, utilissima e durissima esperienza in azienda come tirocinante. Ora, a due anni dal mio inizio, non tornerei indietro nemmeno per un giorno. E lo dico con convinzione anche se mentre ti scrivo ho 38 di febbre e domani devo partire per un incarico di interpretazione, perché si sa che i freelance non si ammalano mai, vero?

IL MIO CONSIGLIO

Un consiglio: imparare a nuotare per non annegare.

Essere freelance, essere giovani ed essere italiani sono tre fattori che non sempre si coniugano armoniosamente insieme, specie nel settore della traduzione. Il mio percorso lavorativo è stato molto in salita, ci sono voluti anni prima di poter dire “lavoro come traduttrice e interprete”. Ho rifiutato molti lavori che non mi promettevano nulla di stabile, ho fatto molti colloqui quando ero sfiduciata e ho chiuso molte porte. Ma poi alla fine molte altre se ne sono aperte. Occorre avere pazienza, fiducia, impegno e devozione. E senza dubbio un pizzico di fortuna.

Il mondo dei freelance è difficile per via di onde esterne (“ah ma quindi che lavoro fai, oltre le traduzioni”?) o per carenza di ossigeno (“non ci riuscirò mai”): il segreto è imparare a nuotare anche controcorrente e non annegare di fronte alle mille insidie.

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